La scelta del nome del nuovo Papa, Leone XIV, è stata immediatamente interpretata come un riferirsi al predecessore Leone XIII, interpretato come il Papa che aveva affrontato le nuove tematiche sociali conseguenti grande rivoluzione industriale. Lui stesso, Leone XIV, ne ha fatto cenno durante l’incontro con i cardinali nella Cappella Sistina, ma, spiegando le ragioni che l’avevano indotto a fare questa scelta, ha detto che c’è anche altro in questa sua adesione alla politica sociale di Leone XIII. La più parte dei commentatori sembra voler interpretare le ragioni di questa scelta soltanto in questa chiave sociale; forse per ignoranza o forse per convenienza non si fa cenno all’altro che potrebbe esserci e che prima o poi il papa Leone XIV rivelerà a parole o nei fatti, e neppure si guarda alla complessità della figura di Leone XIII. Allora ho pensato di fare un po’ di chiarezza, riportando nomi e fatti.
Alla morte di Pio IX, che aveva regnato per quasi 32 anni, conquistando un record tuttora mantenuto, malgrado l’altrettanto lungo pontificato di Giovanni Paolo II a poco più di 26 anni, attestandosi al secondo posto, erano in vita 61 cardinali, di cui tre ancora nominati dal predecessore Gregorio XVI. Pio IX aveva assistito alla fine del potere temporale della Chiesa, a seguito dell’ingresso a Roma dei bersaglieri il 20 settembre 1870, si era rinchiuso in Vaticano dichiarandosi prigioniero del Regno d’Italia; nel suo lungo pontificato, iniziato due anni prima delle grandi rivoluzioni del 1848, l’Europa era profondamente mutata, si erano fatte strada numerose forze politiche che si proclamavano anticlericali, si erano affermate dottrine filosofiche agnostiche o indifferenti alla vita religiosa. Pio IX lasciava in buona sostanza una Chiesa ferita che faceva i conti con l’assenza del potere temporale e con grandi conflittualità, anche all’interno del cattolicesimo, e con un concilio indetto nel 1869 che aveva proclamato l’infallibilità papale che aveva non poche polemiche, anche all’interno del mondo cattolico. Tanti erano dunque i problemi sul tavolo del nuovo pontefice. Al momento di riunirsi tre cardinali non poterono presentarsi; dei presenti ben 25 erano più anziani di Gioacchino Pecci, che era nato il 2 marzo 1810. Molti dei cardinali non si fidavano di fare un conclave all’interno del Vaticano, e comunque, questo sarebbe stato un conclave in qualche modo insolito; le dispute iniziali portarono alla scelta di votare nella Cappella Sistina; l’auspicio era per un pontefice che sapesse conciliare diverse anime del cattolicesimo, e soprattutto le nuove tensioni che si andavano a creare nella società; molte erano state anche le tensioni, che si erano create con le grandi potenze del tempo, nei decenni precedenti; si arrivò al conclave senza una indicazione precisa, e, a sorpresa, fu eletto alla terza votazione Gioacchino Pecci, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, che prese il nome di Leone XIII; a ricordo di Leone XII (1823-1829) che l’aveva protetto negli studi.
Molti hanno sostenuto che la scelta cadde su un cardinale anziano, sofferente per diverse patologie, evidenziate nel fisico molto magro, come transizione che avrebbe consentito un generale riordino del pontificato in attesa di nuovi cardinali e di un conclave a breve tempo. Non fu così, Leone XIII avrebbe mantenuto il Soglio fino al 1903, superato per durata per poco tempo da Giovanni Paolo II (E se lo Spirito Santo ci avesse messo il suo zampino?). Per la sua opera, potrebbe essere definito un Papa politico: da subito si impegnò al massimo per ristabilire corrette relazioni con le potenze del tempo, ma si rese subito conto che c’era un mondo oltre l’Europa, e mise mano ad una riorganizzazione della Congregazione della Propaganda Fide, riconoscendone un ruolo importante nella diffusione della fede cristiana nel mondo e intervenendo per promuovere la diffusione della cultura cattolica in tutto il mondo. Attento alle problematiche del suo tempo, nel lungo suo pontificato pubblicò ben 86 encicliche, con la primaria finalità di riportare la Santa Sede a un ruolo diplomatico di primo piano e di ristabilire un principio fondamentale del cristianesimo; già nella terza enciclica, Aeterni Patris, 1879, indica nella dottrina di San Tommaso il modello da imitare negli studi filosofici e negli studi teologici. Partendo da questa enciclica, Leone XIII, pur guardando con attenzione al mondo circostante, che lo porterà a pubblicare nel 1891 l’enciclica Rerum Novarum, che rappresentò il primo momento in cui la Chiesa cattolica esprime il suo pensiero sulle questioni sociali, mantenne un rigore assoluto nei confronti della dottrina. Infatti, nel 1887 condannava senza indugio le quaranta proposizioni di Antonio Rosmini; nel 1888 condannava le opere di Hermann Schell, e proibì quel movimento da lui definito “americanismo” che intendeva adattare la dottrina e la disciplina della Chiesa senza troppe preoccupazioni dogmatiche allo spirito pragmatico delle nuove generazioni americane. Nel 1902 condannò il sacerdote Romolo Murri, iniziatore di quel movimento democratico dei cristiani che sarebbe di lì a poco esitato nella creazione di un partito cattolico.
Come si può evincere, l’attenzione di Leone XIII per le nuove emergenze sociali non fu l’unica attenzione, anzi, il suo pensiero fu rigoroso in tema di dottrina e di rispetto della tradizione. Grande fu anche il suo lavoro nei confronti delle Chiese scismatiche, in particolare cercò di riunire quanti si erano allontanati, e questa opera di riavvicinamento lo portò a sostituire i termini scismatico e eretico con l’espressione più aperta di “fratelli separati”; riuscì a riportare all’interno della Chiesa sia i Caldei sia gli Armeni, accettando le loro precipue caratteristiche dei loro riti orientali che stabilì andassero mantenuti, superando l’annosa questione della imposizione del rito latino. Non ebbe però nessuna accondiscendenza sulla Chiesa anglicana, per quanto nel 1896 avesse nominato una commissione per far luce sulla validità delle ordinazioni anglicane.
Un’ultima pennellata per capire chi fosse Leone XIII, fu il Papa che ebbe una visione e da quella ne trasse la preghiera all’arcangelo Michele, che è stata recitata alla fine di ogni Messa fino al Concilio Vaticano II.
Tanto mi sembrava di dover delineare in maniera molto sintetica, anche nel rispetto della passione di Leone XIII per la storia, che lui protesse senza aver paura della verità, come ebbe a scrivere nel 1833 riportando un principio ciceroniano: la prima regola dello storiografo è quella di dire la verità e di non tacere nulla di quanto è vero.
Siamo così sicuri che il richiamo a questo Pontefice da parte di Leone XIV sia stato soltanto per l’opera sociale, espressa nella Rerum Novarum?
A me, qualche dubbio è venuto.


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