I lampioni soffondevano la luce nella nebbia, che copriva tutte le colline intorno. In classe, infreddoliti e ancor un poco dormienti, il maestro ci invitò a guardare fuori dalla finestra; guardammo; e con la sua voce grave iniziò a declamare La nebbia agli irti colli... Il sommo Carducci ha trasferito in poesia uno scenario a noi noto, disse, e di nuovo invitò a guardare fuori; io guardai nuovamente fuori, ma i colli irti non c'erano, le nostre colline sono dolci, come le grasse signore, che ogni tanto venivano in visita a casa, e si stravaccavano sul divano, sbocconcellando il dolcetto offerto, ma tacqui.
Poi però continuò con il maestrale che urla e il mare che biancheggia, e allora, prima ancora di rendermene conto, mi usci dalle mie labbra...non c'è il mare, non si vede il mare fuori... Questa osservazione ci costò una mezz'ora di attenta disquisizione sull'immaginazione, sul pensiero che crea, sui voli pindarici, sull'occhio del poeta, sull'intoccabile Carducci.
Correttamente alzai la mano questa volta; ottenuta la parola, dissi che nel componimento sulla tragedia della prima guerra mondiale avevo scritto che vedevo i soldati amputati e accecati tornare dal fronte, le mamme che invano aspettavano i loro figli deceduti al fronte, e lei sig. maestro mi ha detto che vedevo era inappropriato, perché non li avevo mai visti! Maestro, io ebbi l'ardire di aggiungere li avevo immaginati!
La Sig.ra Bidella Amalia fu chiamata, e fui rispedito a casa con una nota: disturba la lezione ed è insolente con il maestro.
A casa dopo una lunga discussione, si pervenne al suggerimento: "I poeti immaginano, gli scolari finché sono scolari obbediscono al maestro; se vogliono immaginare possono farlo a casa". La torta di mele mi fu data in doppia razione.
La mattina dopo, si introdusse San Martino, con una poesia di Renzo Pezzani, dove il mare non c'era.
Se passa un cavaliere con un pennacchio rosso
sull’elmo è San Martino, senza mantello indosso.
Il sole novembrino che stacca foglie gialle,
pelliccia bionda e soffice gli cade sulle spalle.
sull’elmo è San Martino, senza mantello indosso.
Il sole novembrino che stacca foglie gialle,
pelliccia bionda e soffice gli cade sulle spalle.
Torta di mele della nonna Angela
Mettere in una ciotola un' uovo e il tuorlo di un altro (tenere da parte la chiara) aggiungere 100g di zucchero e 150g di farina, e mescolare con cura; aggiungere la scorza di un limone grattugiata, mezzo bicchiere di latte tiepido e 1/2 bustina di lievito fino ad ottenere una pasta morbida; versare il composto nella teglia, imburrata e infarinata, e adagiarvi sopra le mele tagliate a dadini o a fette, secondo gusto; cospargere con le briciole di due amaretti pestati nel mortaio, e coprire con il bianco d’uovo, tenuto da parte, montato a neve con un cucchiaino di zucchero. Volendo le mele affettate o a dadini potrebbero essere impolverate di cannella, prima di versarle nell'impasto.
Infornare a forno caldo, ma non troppo, e lasciar cuocere a fuoco moderato per circa 45 minuti.


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