Occasione: 21 giugno 2023
Non festeggio e non partecipo alla giornata internazionale dello Yoga. Ormai, da qualche anno avverto come un senso di fastidio, non soltanto per questo giorno, ma per tutti i giorni dedicati a festeggiare o a ricordare qualcosa.
Avverto una profonda ipocrisia e un senso di totale inutilità, quando il giorno commemorativo diviene persino alibi per mettersi in pace con la coscienza.
Celebriamo la festa della mamma, del papà, dei nonni, ci ricordiamo quel giorno loro dedicato che esistono, incrementiamo il volume di affari di fioristi e pasticceri, e poi, frequentemente genitori e nonni sono persone che abbiamo dirottato in qualche riserva, lontani dalla quotidianità familiare, affidati a mani mercenarie, in attesa che si tolgano definitivamente da mezzo; infine li ricorderemo ancora nel giorno dei morti, con un nuovo incremento di affari per i fioristi, mentre in questa occasione i pasticceri restano a bocca asciutta.
I genitori e i nonni andrebbero assistiti quando non ce la fanno più, sarebbe doveroso contraccambiare tutto quello che hanno fatto prima per crescerli i figli e i nipoti, per guidarli e renderli adulti e indipendenti. Non mi va più la giornata delle donne, che sono donne tutto l’anno, e malgrado questa festa ricorrente, la violenza contro di loro, fisica o psicologica, è evento quasi quotidiano, per non parlare del fatto che nel mondo aperto alle culture straniere, la disparità fra donna emancipata dell’Occidente e le altre, praticamente tutte a prescindere dalla loro provenienza o appartenenza etnica o religiosa, è stridente.
Non mi va di stimolare la memoria in un giorno dell’anno, quando ogni giorno non dovremmo perdere di vista dove scelte politiche o ideologie possono condurre, soprattutto quando agiscono su maggioranze silenziose, incolte, ignoranti, scientemente tenute nell’incultura omologata e nell’ignoranza.
Non va di portare all’attenzione di tutti gli alberi, quando ogni giorno dovremmo ricordare che sono i nostri polmoni, la nostra serenità, e permettiamo che vengano tagliati, estirpati, in nome di un illusorio progresso, in cui l’auto diviene più importante della qualità della vita.
Insomma, anche lo Yoga è caduto in questa trappola di farne oggetto un giorno, magari con belle manifestazioni di corpi in movimento, come se Yoga si esaurisse nell’esibizione della fisicità. Lo Yoga non è solo lento movimento, per intenderci Hatha Yoga, per quanto possa fare bene al fisico. Non mi va più di vedere Yoga proposto online da ragazze giovani e belle o da ragazzi simil palestrati, che alla fine propongono uno status al quale i più non potrebbero arrivare, se non a prezzo di costante esercizio, e, soprattutto, può diventare demotivante per chi bello non è, palestrato neppure e magari è sovrappeso, e turbato dalla propria fisicità non appariscente e neppure inscrivibile nei canoni della bellezza fisica. Non mi va di promuovere un giorno di yoga radunando su tappetini gruppi disparati che esistono per quell’occasione per sentirsi in sintonia con il mondo che lo fa, e di rado conosce i principi etici dello Yoga.
Ecco, a me piacerebbe che ogni giorno si ricordassero questi principi: non esercitare violenza fisica o psicologica, non mentire, non rubare, non essere avidi, e imparare la moderazione. Principi da perseguire e mantenere in uno stato di purezza e gratitudine, esercitando disciplina, lavorando su di sé per la propria ed altrui evoluzione spirituale. Yoga è quotidiano esercizio di vita, in cui la componente fisica è soltanto uno strumento ci controllo sul proprio corpo in funzione di una consapevolezza del corpo stesso che ospita la coscienza.

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