martedì 28 gennaio 2020

CRISI e DESTINO


Intervento tenuto giovedì 16 gennaio 2020, presso lo Studio Novelli, Genova.

1.
ere r«Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.»
La più bella metafora di una crisi di mezza età o di un’età di mezzo o un’età in mezzo a…; che la crisi si apra nel mezzo del cammin di nostra vita, tradizionalmente fissata nei 35 anni di vita, lo ricorda Dante nel Convivio…lo punto sommo di questo arco [della vita terrena] ne li più credo [sia] tra il trentesimo e il quarantesimo anno, e io credo che ne li perfettamente naturati esso ne sia nel trentacinquesimo anno…[1]; e rimanda a riferimenti antichissimi, e forse il più antico al Salmo XC…I giorni dei nostri anni arrivano a settant’anni;//o, per i più forti, a ottant’anni;//e quel che ne fa l’orgoglio, non è che travaglio e vanità;//perché passa presto, e noi ce ne voliam via. Dante ci racconta la sua crisi, crisi dell’individuo, che eleggo per addentrarci in questo argomento, a metafora della crisi che ogni individuo affronta quando giunge al momento di svolta della cosiddetta mezza età, e inevitabilmente si fanno i conti con la vita; teniamo conto che nel nostro tempo il prolungamento della durata della vita inevitabilmente sposta poco più avanti la metà del cammin.
Cammin, dice Dante cogliendo ancora una volta dalla Bibbia, questa volta dal Nuovo Testamento, da Paolo, che aveva sostenuto…dum sumus in corpore peregrinamur a Domino, per fidem enim ambulamus et non per speciem[2], esortando a comprendere il senso del camminare nella fede; Dante aveva già esposto questo concetto nel Convivio[3], dove aveva chiarito anche il senso di selva oscura, strada erronea, il luogo-tempo in cui l’anima si perde, e si entra così in una specie si sonno-veglia, che consente un di più di percezione e si prende consapevolezza che si sono smarriti i contorni del reale, che le coordinate esistenziali si sono confuse; per il momento si sa soltanto che si è in una crisi, dalla quale occorre uscirne, si deve affrontare un itinerarium mentis, se si può, se si riesce a individuare la via d’uscita, forse da soli non sarà possibile, forse ci vorrà un aiuto esterno, un aiutante. Dante fa la sua proposta etica e teologica, trascendente, guardando alla via del Bene, al Bonum che è nell’ordine cosmico di Dio: mettersi su un altro cammino è affrontare l’itinerarium mentis in Deum[4] secondo l’indicazione di Bonaventura da Bagnoregio[5]. Da una crisi non se ne esce, se non con un itinerarium mentis, se si rifiuta la via della trascendenza si può scegliere di viaggiare sul divano dello psicanalista, piuttosto che su quello del confessore, oppure si può sedere con il partner davanti al consulente di coppia, o, visto che si è sempre più dediti alla frammentazione specialistica, sedersi davanti al consulente più opportuno, rebus sic stantibus. Torno ancora sulla metafora dantesca, perché ha in sé elementi di grande utilità, innanzi tutto perché la crisi non è esplosa all’improvviso, infatti ci si ri-trova ovvero si è giunti: alle spalle del punto di crisi c’è stato un percorso, che si può non aver valutato, persino non averlo percepito, per cui può apparire all’improvviso che la diritta via è smarrita, ma non ci si è giunti per caso, come Dante stesso afferma…Io non so ben ridir com’ì v’intrai,//tant’era pien di sonno a quel punto//che la verace via abbandonai[6].


domenica 19 gennaio 2020

PROSTITUZIONE e MORALITÀ PUBBLICA nella GENOVA del '400

Quando i Padri del Comune promulgarono, nel novembre del 1459, i Capitoli del Postribolo pubblico, quell'istituzione era in Genova una realtà ormai secolare (1).
L'apertura del postribolo pubblico infatti risaliva ai primi del XIV secolo, ed era stata determinata dalla volontà di offrire una valida alternativa alla diffusione della prostituzione libera e privata, considerata una pericolosa fonte di tensione e di disordine sociale. 
Una simile concezione fu comune a tutta quanta l'Europa (2), tuttavia Genova precedette di un bel torno d'anni le altre città, italiane ed europee, nell'istituire il postribolo pubblico.
Alla metà del XIII secolo, la meretrix, è una figura familiare della strada o della taverna in tutta Europa, ormai da lungo tempo: tollerata dalla Chiesa che ne accetta l'elemosina, essa è complice indispensabile della commedia cittadina.


lunedì 30 dicembre 2019

Eccolo che arriva, il 2020!


L’anno vecchio se ne va, e mai più ritornerà,
io gli ho dato una valigia di capricci e impertinenze,
di lezioni fatte male, di bugie e disubbidienze,
e gli ho detto: “Porta via! questa è tutta roba mia”.
Risultati immagini per anno nuovo
Anno nuovo, avanti avanti,
ti fan festa tutti quanti,
tu la gioia e la salute porta ai cari genitori,
ai parenti ed agli amici rendi lieti tutti i cuori,
d’esser buono ti prometto, anno nuovo benedetto.


domenica 1 dicembre 2019

Dicembre: gli ospiti per gli auguri

La prima domenica di dicembre cominciano ad arrivare parenti lontani, per portare gli auguri. Vengono in tanti da tante parti, una domenica alcuni, la domenica dopo altri, e così si arriva a Natale, bisogna trattarli bene, predisporre un cestino per le mele, qualche vasetto di verdure sottaceto, qualche vasetto di marmellata, una bottiglia o due di vino, almeno una di moscato frizzante, una piccola bottiglietta con un liquorino di casa. Vengono qui, sono tutti legati alla casa, soprattutto da quando, in tempo di guerra, avevano trovato rifugio in questa grande casa, che ha accolto tutti. Quando arrivano poi, non si fa altro che parlare della guerra, della fame, della paura, dell'aeroplano Pippo che era il terrore notturno.


"Gran daffare" pervade la casa, apparecchiare la tavola grande, con l'aggiunta delle prolunghe laterali, tirare fuori piatti, bicchieri, nessuno è escluso da qualche impegno. La radio ci allieta, con il Quartetto Cetra.


Ieri sono stati già preparati due ciambelloni, e ora, mentre il baccalà si stufa nel grande tegame, si comincia a predisporre per la polenta.

Come stufare il baccalà da far con la polenta
Per dissalare il baccalà conviene metterlo in acqua fredda, cambiandola spesso, per almeno tre giorni. Dopo averlo spellato - basta infilare la punta del coltello dalla parte più larga del filetto, tirando energicamente - tagliarlo a pezzi e passarlo nella farina, mista a poco parmigiano grattugiato fine. Tritare fine la cipolla, il sedano, il prezzemolo e l'acciuga. Ungere il fondo di un tegame capiente con il burro, aggiungere l'olio, sistemare i tocchi di baccalà sul fondo. Ricoprire con il trito, e poi versare il latte. 
Disporre sul piatto della stufa, ricoprire, girare di tanto in tanto. Bisogna lasciarlo stufare almeno due ore, aggiungendo poco latte, se occorre.
Quando la polenta è pronta, sistemarla  al centro di un piatto da portata  con i bordi abbastanza alti, versare il baccalà, che ormai si sarà sbriciolato, e il fondo di latte rappreso. 

sabato 30 novembre 2019

Novembre. lento se ne va.

Novembre è scivolato via silente, tenendoci chiusi in casa, fra una pioggia, una nevicata, qualche nebbia, un umido infiltrante, il freddo ora più pungente ora un poco più clemente. Si sta aspettando la scossa dei preparativi natalizi, ma stasera, la radio ci ha scosso anzitempo, dando la notizia della morte di Beniamino Gigli. Si sono fermati tutti, come se fosse morto uno che tutti conoscevano. Ho domandato, ma nessuno aveva pazienza, ascoltavano il sindaco di Roma, il direttore Serafin, la Sig.ra Caniglia.


Avevo fame, e il buon profumino delle polpette che borbottavano nella pentola sulla stufa mi rendeva impaziente. Ho chiesto e persino suggerito che forse la cena si sarebbe bruciata, anzi forse si stava già bruciando.  Furono tratti cattivi pronostici per questa morte sull’apparire del Natale. Qualcuno mise un disco sul grammofono. Infine si andò a tavola mesti, ma mangiai di buon appetito le mie polpette. 


Le polpette di casa
Si mescoli carne tritata - dire al macellaio di fare una doppia passata nella macchina, sorvegliando che sia stata pulita bene, in modo da non trovare avanzi della precedente macinatura - con pane ammollato, in quantità di un terzo rispetto alla carne, si aggiungano cipolla, carota, sedano, tritati finemente e appena appassiti in poco olio; uova quante la carne ne prende, sale, poco pepe e una grattata di noce moscata. Si ottenga un impasto e si facciano delle polpette di grandezza media, poco più di una noce, poco meno di una meletta piccola. Si passino nella farina, nell'uovo e nel pangratto e si proceda ad una veloce frittura tanto da tenerle insieme. Avremo già nella pentola il sugo in bollore, dove collocheremo le polpette; si abbassi la fiamma appena riprende il bollore e si lasci sobbollire il tempo necessario.

giovedì 14 novembre 2019

Novembre: in viaggio...dalla stella cometa all'astrologia

Gesù nacque a Betlemme, al tempo di re Erode. Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo”. Così si legge nel Vangelo di Matteo (2,1-12).


I Magi avevano osservato il cielo, seguito il corso degli astri, valutando soprattutto il percorso di una stella, e ne avevano tratto la conclusione di risolversi a mettersi in viaggio per compiere quello che evidentemente rappresentava un rito sacro: adorare il nuovo nato, offrendogli doni, come si era soliti fare, per propiziarsi la benevolenza delle divinità. Questa narrazione è riportata soltanto da Matteo, che peraltro non fornisce il numero dei Magi, ma soltanto il numero e la tipologia dei doni. Il racconto è stato assai criticato, sia da tanta storiografia sia anche da eccellenti biblisti, vuoi in relazione a quanto si può leggere nei Vangeli, vuoi a quanto riguarderebbe il transito della stella e il suo soffermarsi sopra la Casa di Betlemme. Tuttavia la narrazione di Matteo origina una festa, che dura tuttora, una liturgia molto precisa, e un notevole dibattito fin dalle origini. I Magi furono interpretati alla luce di quanto scritto nel Vecchio Testamento, in particolare riferendosi ad un passo dei Salmi[1]; i Padri della Chiesa, da Tertulliano a Bernardo di Chiaravalle, e poi ancora in età moderna e contemporanea da Lutero a Benedetto XVI, hanno richiamato questa vicenda. 
Vicenda che si fonda sia sull’interpretazione del movimento delle stelle, sia sulla profezia, che entrambe presuppongono una visione del presente legata in qualche modo al futuro: si scruta il cielo per individuare dei segni che aiutino a comprendere il futuro. 
I Magi sono stati definiti Re, Sapienti, Scribi, Maghi, Demoni, e soltanto qualcuno li ha definiti astrologi, eppure è evidente che per quanto Re, Sapienti, ecc., loro avevano una certa pratica con l’Astrologia. Oggi, nell’evidente timore di utilizzare il termine astrologia, i Magi sono persino definiti astronomi, quando è assodato che astrologia e astronomia, fino alle soglie dell’età moderna, erano due termini ambivalenti, e con poca definizione fra l’uno e l’altro; è vero che valutare il percorso degli astri per operare misurazioni, come fece Talete, o per calcolare le eclissi, come facevano Caldei e Sumeri, ancor prima dei Greci, si situa nell’ambito dell’astronomia; ma trarre invece da queste osservazioni deduzioni inerenti la vita di uno o più uomini, si situa nell’ambito dell’astrologia. 
I Magi, re o sapienti o che altro siano stati, dalla loro osservazione del moto degli astri, operano una deduzione significativa per quello che loro ritengono essere il destino di un popolo e forse persino dell’umanità, e di conseguenza utilizzano la loro conoscenza astronomica per un fine che è squisitamente astrologico. Diviene irrilevante che la moderna astronomia abbia constatato che non era possibile che una stella seguisse il percorso dei magi, così come descritto da Matteo, ai fini della constatazione che quel percorso sia divenuto patrimonio della cristianità, infatti quel che a noi, quel percorso e la storia che ne è conseguita, indica è piuttosto l’acquisizione di un dato astrologico, che significa ritenere che un evento terreno sia indicato da qualcosa che avviene nel cielo, interpretabile dal movimento degli astri. 
Oggi si tende a confondere quel che è l’ “Astrologia” con la diffusa pratica che la riduce a mera divinazione, in mano a veggenti e occultisti, che talvolta non hanno neppure una seria conoscenza di quel che questa disciplina sia, cosa abbia rappresentato nel corso dei secoli, e che tuttora si propone come potenzialità di evoluzione spirituale per l’individuo. Tuttavia se c’è una scienza è anche vero che ci sono i mali interpreti, gli ingannatori: nel vasto campo dell’ingegneria si trovano personaggi che ne fanno uso per il loro personale arricchimento, ingannando sulla bontà di un prodotto, che alla prima evenienza rivela la sua inconsistenza; nel vasto campo della fisica, accanto a raffiniti e sensibili ricercatori, ci sono quanti ne usano i risultati delle ricerche ai fini militari. Diventa difficile allora comprendere come il particolare non valga per il tutto in alcuni ambiti disciplinari, e in altri sì, a meno di non voler immaginare l’intervento del pregiudizio. 


Soprattutto, occorre avere ben chiaro di cosa si stia parlando quando si parla di astrologia: l’astrologia non è arte divinatoria, ma è interpretazione del rapporto che ogni uomo ha con l’Universo che lo circonda, che l’ha accolto alla sua nascita e con il quale mantiene uno scambio continuo fino alla morte. Questo non significa che gli astri decidano per noi, ma semplicemente che dialogano con noi dal momento della nascita, che se pur la volessimo accettare come evento del tutto casuale, assume varie connotazioni, che segneranno la vita del neonato, a seconda che nasca in un paese piuttosto che in un altro, che nasca in una famiglia solida e socialmente inserita o in una situazione di difficoltà, che sia il benvenuto atteso o che sia invece un accidente della sorte mal gestita. La sapienza popolare ha indicato tutto questo con la semplice espressione nascere sotto una buona o una cattiva stella. Il dialogo con l’Universo continua per tutto il corso della vita, con le differenti opportunità che la vita stessa offre a ognuno di noi, con le quali ognuno deve fare i conti, nel coglierle o nel rifiutarle. L’Universo dialoga con noi, può sembrare strana questa affermazione, eppure basterebbe pensare alla luce solare, che influisce sulla vita di tutti gli esseri viventi, agli influssi lunari sulle maree o sulle piante. Già nella Bibbia, dove possiamo trovare la condanna per chi pratica la divinazione, soprattutto a scopo di lucro, si può leggere che l’ira di Dio che renderà la terra come un deserto, si manifesterà con un segno celeste…allora le stelle del cielo e le sue costellazioni non faranno più splendere la loro luce, il Sole si oscurerà nel suo sorgere e la Luna non manderà più il suo chiarore. In Ezezchiele 32,7-8 si può leggere…quando ti estinguerai, velerò il firmamento, oscurerò le stelle, coprirò con una nube il Sole e la Luna non darà la sua luce. Metterò a lutto per te tutti gli astri che brillano nei cieli, e stenderò sulla tua terra le tenebre, dice il Signore Dio. Ha una sua evidenza che il parlare di Dio avviene attraverso la manifestazione di segni degli astri. Ancora possiamo leggere in Luca 21,25 che il ritorno del Messia è preannunciato dagli astri…vi saranno dei segni nel Sole, nella Luna e nelle stelle…E così pure in Matteo 24,29 il ritorno di Gesù è ugualmente indicato da segni astrali…il Sole si oscurerà, la Luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte.
L’Universo dialoga in modo simbolico, con un linguaggio che è quello dell’astrologia, il più antico dei linguaggi tuttora parlato; il filosofo Ernst Cassirer ha definito questo dialogo…come uno dei più grandiosi tentativi che mai siano stati osati dallo spirito umano per dare una rappresentazione globale del mondo. E Thorwald Dethlefsen ha scritto che…l’astrologia si occupa di principi primi archetipici, che sul piano delle idee rappresentano gli elementi primi di cui è composta la realtà in tutte le sue manifestazioni, principi primi che si chiamano Sole Luna Mercurio Marte Venere Giove Saturno, i cui corpi celesti sono semplicemente i rappresentanti di questi principi…l’astrologia è quindi uno strumento di misurazione della realtà, che con notevole precisione mostra qualcosa senza produrlo. Anche il termometro misura la temperatura senza per questo possederla.


Nel mondo classico possiamo vedere come questi principi primi fossero stati interpretati come divinità e, in tutto il mondo antico, a queste divinità era stato attribuito un pianeta del sistema solare; il mondo antico aveva intrapreso un percorso di dialogo dell’uomo con l’Universo, intessendolo di sacralità: i principi primi erano deità alle quali ci si rivolgeva e alle quali si offriva tramite un culto sacrificale. Sacrificare, sacrum facere, rendere sacro, elevarsi. Allora possiamo comprendere il senso delle parole di Benedetto XVI, quando ha definito i Magi…uomini in cerca di qualcosa di più, in ricerca della vera luce, che sia in grado di indicare la strada da percorrere nella vita.
L’astrologia è il linguaggio che ci consente di decifrare il flash che si può fare all’Universo nel momento della nascita, e che ci consente di comprendere la strada da percorrere nella vita.






[1] Salmi 72,9-11
Davanti a lui s'inchineranno gli abitanti del deserto,
i suoi nemici morderanno la polvere.
I re di Tarsis e delle isole gli pagheranno il tributo,
i re di Seba e di Saba gli offriranno doni;
tutti i re gli si prostreranno davanti,
tutte le nazioni lo serviranno.

Riflessioni di un vecchio arnese sull'esercito del Papa

Una chiacchierata con un paziente mi ha offerto alcuni spunti di riflessione. Si tratta di una persona, con due lauree, inserita con un grad...