domenica 23 febbraio 2020

In giro per la Città


Genova, Palazzo Ducale
3 e 4 febbraio 2004 


Del Tempo e dello Spazio 

Immaginiamo di essere stati calati dall'alto e collocati in quel tratto di strada che da Piazza Matteotti, fra palazzo Ducale e la Chiesa del Gesù, risale fino a Piazza De Ferrari e volgiamo lo sguardo verso la Piazza, lasciamolo scorrere su questo largo, che è faticosamente piazza, e faticosamente acquisita a prezzo di profonde modificazioni urbanistiche e architettoniche:


un pronao di teatro - quel che resta del teatro del primo Ottocento, che si ispira ad un tempio classico - appiccicato ad manufatto moderno con la gigantesca torre, che elevandosi ingombra il cielo, di fine novecento, con il palazzo a fianco dell'Accademia, coevo a quel pronao, ma realizzato nello stile del tempo, già sede di una storica biblioteca cittadina, ora sede dell'Accademia che lo connota nel nome, sullo sfondo spunta un grattacielo anni sessanta, in un territorio di città storica, acquisito a prezzo di imponenti distruzioni del quartiere del '600, che hanno dato alla città una city, e l'irrompere di Via XX Settembre, che per essere realizzata avviò la profonda trasformazione di questo territorio.
Tutto è accostato, affastellato, le singole componenti sembrano piovute dal cielo e innestate un po' a casaccio, e la fontana - bellissima soprattutto nell'ultima versione di questo millennio - con i giochi d'acqua che la circondano non riesce, ma non ci riusciva neanche nella versione del millennio precedente, a dare unità a questa molteplicità di componenti, eppure, come in un quadro di De Chirico, tutto trova un posto, in una dimensione che se non possiamo sottoscrivere come metafisica è certamente metastorica.

martedì 28 gennaio 2020

CRISI e DESTINO


Intervento tenuto giovedì 16 gennaio 2020, presso lo Studio Novelli, Genova.

1.
ere r«Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.»
La più bella metafora di una crisi di mezza età o di un’età di mezzo o un’età in mezzo a…; che la crisi si apra nel mezzo del cammin di nostra vita, tradizionalmente fissata nei 35 anni di vita, lo ricorda Dante nel Convivio…lo punto sommo di questo arco [della vita terrena] ne li più credo [sia] tra il trentesimo e il quarantesimo anno, e io credo che ne li perfettamente naturati esso ne sia nel trentacinquesimo anno…[1]; e rimanda a riferimenti antichissimi, e forse il più antico al Salmo XC…I giorni dei nostri anni arrivano a settant’anni;//o, per i più forti, a ottant’anni;//e quel che ne fa l’orgoglio, non è che travaglio e vanità;//perché passa presto, e noi ce ne voliam via. Dante ci racconta la sua crisi, crisi dell’individuo, che eleggo per addentrarci in questo argomento, a metafora della crisi che ogni individuo affronta quando giunge al momento di svolta della cosiddetta mezza età, e inevitabilmente si fanno i conti con la vita; teniamo conto che nel nostro tempo il prolungamento della durata della vita inevitabilmente sposta poco più avanti la metà del cammin.
Cammin, dice Dante cogliendo ancora una volta dalla Bibbia, questa volta dal Nuovo Testamento, da Paolo, che aveva sostenuto…dum sumus in corpore peregrinamur a Domino, per fidem enim ambulamus et non per speciem[2], esortando a comprendere il senso del camminare nella fede; Dante aveva già esposto questo concetto nel Convivio[3], dove aveva chiarito anche il senso di selva oscura, strada erronea, il luogo-tempo in cui l’anima si perde, e si entra così in una specie si sonno-veglia, che consente un di più di percezione e si prende consapevolezza che si sono smarriti i contorni del reale, che le coordinate esistenziali si sono confuse; per il momento si sa soltanto che si è in una crisi, dalla quale occorre uscirne, si deve affrontare un itinerarium mentis, se si può, se si riesce a individuare la via d’uscita, forse da soli non sarà possibile, forse ci vorrà un aiuto esterno, un aiutante. Dante fa la sua proposta etica e teologica, trascendente, guardando alla via del Bene, al Bonum che è nell’ordine cosmico di Dio: mettersi su un altro cammino è affrontare l’itinerarium mentis in Deum[4] secondo l’indicazione di Bonaventura da Bagnoregio[5]. Da una crisi non se ne esce, se non con un itinerarium mentis, se si rifiuta la via della trascendenza si può scegliere di viaggiare sul divano dello psicanalista, piuttosto che su quello del confessore, oppure si può sedere con il partner davanti al consulente di coppia, o, visto che si è sempre più dediti alla frammentazione specialistica, sedersi davanti al consulente più opportuno, rebus sic stantibus. Torno ancora sulla metafora dantesca, perché ha in sé elementi di grande utilità, innanzi tutto perché la crisi non è esplosa all’improvviso, infatti ci si ri-trova ovvero si è giunti: alle spalle del punto di crisi c’è stato un percorso, che si può non aver valutato, persino non averlo percepito, per cui può apparire all’improvviso che la diritta via è smarrita, ma non ci si è giunti per caso, come Dante stesso afferma…Io non so ben ridir com’ì v’intrai,//tant’era pien di sonno a quel punto//che la verace via abbandonai[6].


domenica 19 gennaio 2020

PROSTITUZIONE e MORALITÀ PUBBLICA nella GENOVA del '400

Quando i Padri del Comune promulgarono, nel novembre del 1459, i Capitoli del Postribolo pubblico, quell'istituzione era in Genova una realtà ormai secolare (1).
L'apertura del postribolo pubblico infatti risaliva ai primi del XIV secolo, ed era stata determinata dalla volontà di offrire una valida alternativa alla diffusione della prostituzione libera e privata, considerata una pericolosa fonte di tensione e di disordine sociale. 
Una simile concezione fu comune a tutta quanta l'Europa (2), tuttavia Genova precedette di un bel torno d'anni le altre città, italiane ed europee, nell'istituire il postribolo pubblico.
Alla metà del XIII secolo, la meretrix, è una figura familiare della strada o della taverna in tutta Europa, ormai da lungo tempo: tollerata dalla Chiesa che ne accetta l'elemosina, essa è complice indispensabile della commedia cittadina.


lunedì 30 dicembre 2019

Eccolo che arriva, il 2020!


L’anno vecchio se ne va, e mai più ritornerà,
io gli ho dato una valigia di capricci e impertinenze,
di lezioni fatte male, di bugie e disubbidienze,
e gli ho detto: “Porta via! questa è tutta roba mia”.
Risultati immagini per anno nuovo
Anno nuovo, avanti avanti,
ti fan festa tutti quanti,
tu la gioia e la salute porta ai cari genitori,
ai parenti ed agli amici rendi lieti tutti i cuori,
d’esser buono ti prometto, anno nuovo benedetto.


domenica 1 dicembre 2019

Dicembre: gli ospiti per gli auguri

La prima domenica di dicembre cominciano ad arrivare parenti lontani, per portare gli auguri. Vengono in tanti da tante parti, una domenica alcuni, la domenica dopo altri, e così si arriva a Natale, bisogna trattarli bene, predisporre un cestino per le mele, qualche vasetto di verdure sottaceto, qualche vasetto di marmellata, una bottiglia o due di vino, almeno una di moscato frizzante, una piccola bottiglietta con un liquorino di casa. Vengono qui, sono tutti legati alla casa, soprattutto da quando, in tempo di guerra, avevano trovato rifugio in questa grande casa, che ha accolto tutti. Quando arrivano poi, non si fa altro che parlare della guerra, della fame, della paura, dell'aeroplano Pippo che era il terrore notturno.


"Gran daffare" pervade la casa, apparecchiare la tavola grande, con l'aggiunta delle prolunghe laterali, tirare fuori piatti, bicchieri, nessuno è escluso da qualche impegno. La radio ci allieta, con il Quartetto Cetra.


Ieri sono stati già preparati due ciambelloni, e ora, mentre il baccalà si stufa nel grande tegame, si comincia a predisporre per la polenta.

Come stufare il baccalà da far con la polenta
Per dissalare il baccalà conviene metterlo in acqua fredda, cambiandola spesso, per almeno tre giorni. Dopo averlo spellato - basta infilare la punta del coltello dalla parte più larga del filetto, tirando energicamente - tagliarlo a pezzi e passarlo nella farina, mista a poco parmigiano grattugiato fine. Tritare fine la cipolla, il sedano, il prezzemolo e l'acciuga. Ungere il fondo di un tegame capiente con il burro, aggiungere l'olio, sistemare i tocchi di baccalà sul fondo. Ricoprire con il trito, e poi versare il latte. 
Disporre sul piatto della stufa, ricoprire, girare di tanto in tanto. Bisogna lasciarlo stufare almeno due ore, aggiungendo poco latte, se occorre.
Quando la polenta è pronta, sistemarla  al centro di un piatto da portata  con i bordi abbastanza alti, versare il baccalà, che ormai si sarà sbriciolato, e il fondo di latte rappreso. 

sabato 30 novembre 2019

Novembre. lento se ne va.

Novembre è scivolato via silente, tenendoci chiusi in casa, fra una pioggia, una nevicata, qualche nebbia, un umido infiltrante, il freddo ora più pungente ora un poco più clemente. Si sta aspettando la scossa dei preparativi natalizi, ma stasera, la radio ci ha scosso anzitempo, dando la notizia della morte di Beniamino Gigli. Si sono fermati tutti, come se fosse morto uno che tutti conoscevano. Ho domandato, ma nessuno aveva pazienza, ascoltavano il sindaco di Roma, il direttore Serafin, la Sig.ra Caniglia.


Avevo fame, e il buon profumino delle polpette che borbottavano nella pentola sulla stufa mi rendeva impaziente. Ho chiesto e persino suggerito che forse la cena si sarebbe bruciata, anzi forse si stava già bruciando.  Furono tratti cattivi pronostici per questa morte sull’apparire del Natale. Qualcuno mise un disco sul grammofono. Infine si andò a tavola mesti, ma mangiai di buon appetito le mie polpette. 


Le polpette di casa
Si mescoli carne tritata - dire al macellaio di fare una doppia passata nella macchina, sorvegliando che sia stata pulita bene, in modo da non trovare avanzi della precedente macinatura - con pane ammollato, in quantità di un terzo rispetto alla carne, si aggiungano cipolla, carota, sedano, tritati finemente e appena appassiti in poco olio; uova quante la carne ne prende, sale, poco pepe e una grattata di noce moscata. Si ottenga un impasto e si facciano delle polpette di grandezza media, poco più di una noce, poco meno di una meletta piccola. Si passino nella farina, nell'uovo e nel pangratto e si proceda ad una veloce frittura tanto da tenerle insieme. Avremo già nella pentola il sugo in bollore, dove collocheremo le polpette; si abbassi la fiamma appena riprende il bollore e si lasci sobbollire il tempo necessario.

Riflessioni di un vecchio arnese sull'esercito del Papa

Una chiacchierata con un paziente mi ha offerto alcuni spunti di riflessione. Si tratta di una persona, con due lauree, inserita con un grad...